giovedì 1 giugno 2017

Uno sguardo alla Russia. Una spiritualità ch'è anche identità

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Un evento che in Italia è passato sotto silenzio ma che i social hanno diffuso attraverso filmati sorprendenti e suggestivi che mostrano non solo l'intensa devozione dimostrata dal clero dal popolo nonché dal capo del governo russo, ma il clima di solenne sacralità in cui si è svolta l'accoglienza della reliquia di San Nicola provenienti da Bari dove tornerà il 28 luglio. Qui potete vedere un filmato interessante dell'arrivo in processione presso la Cattedrale di Mosca dedicata a Cristo il Salvatore. Successivamente la preziosa teca raggiungerà anche San Pietroburgo.
La reliquia, la costola sinistra di San Nicola che nel 1087 alcuni marinai baresi traslarono da Myra - in Turchia - in Puglia, ha viaggiato all’interno di un reliquiario realizzato dalla Federazione russa. Di seguito, potere leggere un interessante articolo segnalato da un lettore. Questo articolo sarà seguito da un altro del Prof De Mattei, che pubblicherò tempestivamente, perché ci aiuta ad inquadrare bene il discorso sulla Russia, già a più riprese affrontato in discussioni su pagine precedenti.

San Nicola ci salverà dai McDonald
Dopo più di 900 anni San Nicola lascia Bari ed arriva in Russia accolta da milioni di persone. L'Italia obbligata a riflettere sul prezzo che sta pagando per aver cancellato le sue radici.
Mentre in Italia la notizia di questo storico trasferimento è stata quasi del tutto ignorata dai media nazionali, in Russia è riuscita a monopolizzare l’attenzione dell’intero paese. Commozione e partecipazione hanno caratterizzato l’accoglienza riservata dal popolo russo alla reliquia del santo venerato sia dai fedeli cattolici che dai fedeli ortodossi. Da ormai una settimana fuori la Cattedrale moscovita di Cristo Salvatore si contano quotidianamente code di persone lunghe 3 chilometri che possono arrivare a durare anche 4 ore. Dal 21 al 26 Maggio – secondo i dati pubblicati dal sito ufficiale dedicato all’evento – sono stati ben 120 milioni i russi accorsi a venerare la reliquia. Di fronte a queste strabilianti cifre neppure i disattenti media italiani sono riusciti a fare finta di niente. Le immagini provenienti da Mosca sono così state catapultate sui telegiornali, siti web e quotidiani del Belpaese provocando, probabilmente, incredulità se non addirittura ilarità nella maggior parte dei nostri connazionali. Lo straordinario risveglio religioso del popolo russo non può che risultare incomprensibile per un paese secolarizzato come l’Italia. Se le file chilometriche per baciare un reliquiario rappresentano l’immagine più fedele di quanto sta avvenendo in Russia dalla fine della lunga stagione comunista e del breve abbaglio liberista, quelle altrettanto chilometriche che siamo abituati a vedere fuori i nostri centri commerciali in occasione del primo giorno di saldi o dell’uscita dei nuovi modelli di Iphone costituiscono un ritratto non meno efficace nel descrivere l’odierna società italiana, arrivata allo stadio finale di quella “mutazione genetica” profetizzata da Pierpaolo Pasolini. ... continua a leggere

L’inarrestabile avanzata secolarizzante sospinta dall’improvvisa prosperità economica degli anni Sessanta ha attentato al cuore religioso della nazione disintegrando così quel patrimonio di valori etici che da esso aveva ereditato e che era stato condiviso da tutti i cittadini, credenti e non. Ma, contrariamente a quanto si tende a pensare, il trono da cui la secolarizzazione sfrattò la moralità cristiana che fino ad allora era stata pervasiva nella vita pubblica e privata degli italiani, non è rimasto vuoto troppo a lungo. L’asportazione di quel “patrimonio etico […] raggiunto per effetto dello sviluppo millenario dall’Antichità attraverso il cristianesimo” unita al successivo ingresso nel mondo globalizzato, hanno reso l’Italia una ghiotta preda per il nuovo colonialismo globale, l’omologazione consumista.  Le file di persone davanti agli store della Apple o il traffico paralizzato per l’inaugurazione di un nuovo centro commerciale raccontano di come gli italiani, alla stregua degli altri occidentali, abbiano fatto del consumismo la loro pseudo-religione con tanto di riti, simboli e pellegrinaggi facendo discendere da essa quell’insieme di valori condivisi che dovrebbero regolare i rapporti all’interno di una società. Tuttavia, non si tratta di un insieme omogeneo come, d’altronde, è inevitabile trattandosi di una pseudo-religione incentrata sull’individualismo e che, perciò, consente a ciascun singolo di produrre valori “su misura”. Difatti, il fallimento di questo modello è reso evidente dalla realtà quotidiana.

Così, Russia e Italia non sono mai sembrate così diverse, nemmeno quando appartenevano a due modelli sistemici contrapposti. Se a Mosca si parla da decenni di “rinascita”, a Roma invece è “declino” la parola più ricorrente. La Russia di Putin è tornata ad essere una grande potenza – status che le spetta per dimensioni, abitanti e risorse naturali – grazie innanzitutto ad un’opera di rafforzamento dell’identità nazionale in cui la religione ha giocato un ruolo decisivo. Come ha esaurientemente spiegato Pietrangelo Buttafuoco in un’intervista al portale Sputnik: “A differenza dei canoni occidentali, dove la religione è vissuta come un esotismo o al più come una vicenda privata, […], la religione nel tratto più specificamente russo è legata ad un’identità”. In Italia il processo di secolarizzazione della società e lo sfaldamento dell’appartenenza nazionale sono andate di pari passo, entrambe agevolate dall’adesione incondizionata alla globalizzazione. Alla luce dell’attuale differenza di peso politico internazionale che esiste fra i due Stati, vale la pena chiedersi se non fosse più conveniente seguire la strada imboccata dalla Russia piuttosto che ostinarsi a depurare lo spirito nazionale dall’elemento religioso per lasciarlo in preda alle contaminazioni pseudo-religiose del consumismo.
Nico Spuntoni, 31 maggio 2017

11 commenti:

Luigi Rmv ha detto...

Ottimo articolo, soprattutto dove mette in evidenza la differenza sul diverso modo di intendere la religione, in Russia come un elemento di identità nazionale, più volte ribadita da Putin, da noi come un fardello di cui liberarsi perché elemento di oppressione.
Tutto ciò che è cattolico diventa medioevale, oscurantista, repressivo, arretrato, gretto, bigotto, freno allo sviluppo, all'evoluzione sociale, ecc.
Non si riconosce al cristianesimo cattolico l'importanza che ha avuto nella formazione nella coscienza e nella storia della nostra nazione.
Tutti i mali nazionali sono causati dalla Chiesa cattolica romana.
In un Paese come l'Italia, che dopo l'impero romano non ha più avuto una vera unità nazionale, questo rinnegamento provoca effetti negativi ancora peggiori che all'estero.
Considerano la Chiesa una nemica da abbattere, causa di tutti i mali, al contrario dei protestanti, in quanto insignificanti e completamente asserviti a ogni corrente mondana.
Per questo chi parla male della Chiesa di Cristo appare subito come ammantanto da un'aura di spirito libero, laico, moderno, fico.
Per questo si è disposti a dare sempre più spazio all'islam, visto come un alleato in questa guerra di ĺiberazione e che da l'occasione di sfoggiare la propria finta laicita'.
Ci vuole onestà intellettuale a riconoscere il cristianesimo e la Chiesa czttolica romana come un elemento della nostra identità nazionale.
In fatti non abbiamo un'identità nazionale.

Luigi Rmv ha detto...

A conferma di quanto scritto
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-piazze-giardini-e-ciclovie-e-lutero-mania-20023.htm

Anonimo ha detto...


# Articolo interessante. Che spinge alle seguenti considerazioni:

1. In Russia ci può essere una rinascita nazionale sulla base della religione perché l'Ortodossia ha sempre costituito, a parte la parentesi comunista, il cemento della Russia, come popolo, come nazione e come Stato unitario. Da noi questo non è stato possibile perché c'è sempre stata una contraddizione tra la Chiesa-istituzione, con il suo potere temporale, e l'esistenza di uno Stato unitario italiano. Da quando finì l'unità d'Italia, con le Guerre Gotiche vinte per nostra sfortuna dai Bizantini e l'Italia si trovò quasi subito divisa tra Bizantini e Longobardi, i Papi hanno sempre sentito come una minaccia alla loro libertà d'azione l'esistenza di uno Stato unitario italiano, anche di una monarchia nazionale (o di un potere imperiale) che pur rispettasse il loro dominio temporale. Giungendo con un lento sviluppo secolare e puramente politico-diplomatico-militare a tagliare l'Italia in due con il loro Stato, rendevano praticamente impossibile quell'unità. Che infatti, alla fine, si è effettuata inevitabilmente contro di loro (in quanto potere temporale) e con l'apporto di forze non solo anticlericali ma anche anticattoliche (la componente giacobina del Risorgimento, rappresentata in particolare dal garibaldinismo, con i suoi collegamenti massonici).
Inoltre, in Italia, al contrario delle altre nazioni, le lotte passate tra i vari potentati per acquistare un'egemonia o locale o nazionale, coinvolgendo sempre anche il Papato, diventavano una questione religiosa, dato che il Papato quasi sempre ne faceva una questione religiosa, sopperendo alle sue insufficienze militari con gli interdetti e le scomuniche o minacciandoli (abitudine che ha finito con il danneggiare pesantemente la religione).

2. Dopo l'Unità dÍtalia e la Conciliazione, si è visto in realtà che uno Stato unitario italiano non impediva in nessun modo al Papa la sua libertà d'azione e che il presente microstato (SCV) è sufficiente al papato per i suoi bisogni.

3. La crisi morale di tipo materialistico che affligge l'Italia è la stessa di tutto l'Occidente: anche in USA fanno la fila dalla notte precedente quando ci sono le svendite di stagione. Da noi questa crisi ha intaccato negli ultimi tempi anche il senso di appartenenza nazionale. Ma ciò secondo me indipendentemente dal consumismo. Ha contribuito soprattutto l'azione insidiosa e continua dell'antipatriottismo dei comunisti, delle sinistre, di una parte dei cattolici, dominante nella cultura e imposto nel costume dal 1945 ad oggi, giustificato con l'alibi che bisognava reagire criticamente alle passate megalomanie imperiali del fascismo, che ci avevano rovinato. Ma si mirava a distruggere l'idea stessa di Patria e persino di Italia, dando vita ad un processo di snazionalizzazione delle masse, dei popoli, che si è ulteriormente accentuato con la "globalizzazione".

4. In tutte questo, i cattolici hanno le loro colpe. Prima come cattolicesimo di stampo "democristiano", poco sensibile all'idea di patria e onore nazionale, tranne eccezioni individuali, favorevole all'instaurarsi del disastroso regionalismo, che ci sta rovinando. Poi, con il riemeregere, negli ultimi decenni, di un polemica antiunitaria e antiitaliana da parte della galassia "tradizionalista", che ha elaborato una visione del tutto mitizzata degli Stati italiani preunitari, e si augura con ogni evidenza il crollo dello Stato unitario, sperando che, nell'"Europa delle regioni", tali Stati risorgano in una forma nuova. Su queste basi è impossibile opporsi al "mondialismo"che ci sta facendo a pezzi. PP

mic ha detto...

Grazie PP
visione condivisa... non è facile costruire qualcosa che è nato fragile fin dall'inizio. Eppure l'italianità esiste e resiste, sia pure in minoranza (ma è qualcosa che va oltre i numeri) e bisogna contribuire a risvegliarla...

Unknown ha detto...

Articolo molto interessante,complimenti.

Anonimo ha detto...

Sono sotto spietato assedio, speriamo resistano. Con la loro grande anima, col loro carico di sofferenze patite, con la loro umanità e con la loro Storia. Sono l'ultima difesa, se cade la Russia siamo finiti.
Miles

Anonimo ha detto...

@PP

Molto interessante.

--
Fabrizio Giudici

Leone XIII ha detto...

"L'ITALIA era una di fede e cultura, quando, coerentemente con la sua Storia e le sue usanze, era articolata in più compagini politiche sovrane. Quando le su vollero sacrificare, in nome dell'unità politica, perse la vera unità".

Anonimo ha detto...


# La Russia tra mito e realtà - la frase di Leone XIII, che racconta solo una parte della storia

--Ringrazio Fabrizio Giudici.

--Sulla Russia come mito. Si esaltano certi aspetti dell'anima russa, indubbiamente fascinosi e anche positivi, ma se ne dimenticano altri, nient'affatto positivi. Mi riferisco alla tendenza all'irrazionale e alla megalomania, ad uno spiritualismo che tende a sfociare nel torbido, il tutto al servizio di una politica condotta non poche volte con consumato cinismo (basti pensare a come i governanti russi abbiano sempre utilizzato l'ideologia panslavista ai fini della loro Realpolitik). Il bolscevismo fu un prodotto tipicamente russo. Lenin fuse la dottrina rivoluzionaria marxista, già spietata di per sé, con gli ideali e le tattiche delle correnti del megalomane e sanguinario fanatismo rivoluzionario russo, impersonate da Neciaev (vedi 'Í Demoni" di Dostoievski) e dai terroristi socialisti rivoluzionari, i quali, in quasi un secolo di lotta, uccisero in attentati spesso individuali circa 15.000 funzionari statali e uno Zar. (Vedi il libro di E. Bettiza: "Il mistero di Lenin. Per un'antropologia dell'homo bolscevicus", Rizzoli, 1982). Aspettare la salvezza dalla Russia non significa per l'ennesima volta aspettare che siano gli stranieri a toglierci le castagne dal fuoco? Quand'è che diventeremo un popolo maturo e ci toglieremo dai complessi di inferiorità?

--La frase tanto cara ai tradizionalisti di Leone XIII (un suo giudizio personale non un articolo di fede) contiene a mio modesto avviso un errore di fondo. Quello di considerare la suddivisione dell'italia in diversi Stati come una caratteristica per così dire ontologica dell'Italia. Nient'affatto. La suddivisione del Paese era il risultato di una serie di circostanze storiche, prima occasionali e poi diventate come immodificabili anche grazie alla volontà del papato politico, che, a partire dal momento nel quale decise di appoggiarsi ai Franchi sulla base della falsa Donazione di Costantino, fece della divisione dell'Italia un canone fondamentale della sua politica. Leone XIII taceva poi sulle sudditanze straniere degli italiani, dirette e indirette, secolari, umilianti, debilitanti. Concordo con chi ritiene che il Papato, nel temporale, avrebbe dovuto restare al Lazio, sufficiente ad esso per le sue esigenze come Stato, e affidarsi alla Provvidenza per ciò che riguardava le vicende politiche del resto d'Italia, nelle quali avrebbe dovuto intervenire sempre come da lontano, in posizione superiore, non come parte in causa e quindi alla fine immischiato sino al collo in intrighi, alleanze, guerre, insomma in infinite lotte di potere che hanno nociuto assai alla religione.
L'unità religiosa non fu persa con lo Stato unitario, che riconosceva come unica religione ufficiale il cattolicesimo. Si trovò sotto attacco la religione al tempo dei governi della sinistra, liberal-massonica. Era del resto l'epoca del positivismo e dello scientismo. Ma poi ci fu una reazione anche laica, sia liberale che socialista (Bonghi, Croce, Mussolini) contro la Massoneria, che cominciò la sua parabola discendente. Mussolini cacciò i massoni dal partito socialista nel 1912 e soppresse la setta nel 1923, uno dei suoi primi atti di governo. Poi risolse e bene la Questione Romana, riconoscendo alla Chiesa il giusto potere temporale. L'unità religiosa l'abbiamo persa con il Vaticano II, con il sincretismo ereticale che si è sostituito al vero cattolicesimo, che nessuno sa più quale sia.
PP

Luigi Rmv ha detto...

Grazie PP, complimenti non solo per la sua cultura ma per la corretta interpretazione dei fatti storici, in particolare del papato, al punto 1 del precedente intervento.

Questa sua affermazione che riporto, in unione al punto 1 del precedente intervento, penso sia all'origine della maggior parte dei mali della Chiesa istituzione, che raramente i cattolici riconoscono, spesso la nascondono o persino la giustificano:

"Concordo con chi ritiene che il Papato, nel temporale, avrebbe dovuto restare al Lazio, sufficiente ad esso per le sue esigenze come Stato, e affidarsi alla Provvidenza per ciò che riguardava le vicende politiche del resto d'Italia, nelle quali avrebbe dovuto intervenire sempre come da lontano, in posizione superiore, non come parte in causa e quindi alla fine immischiato sino al collo in intrighi, alleanze, guerre, insomma in infinite lotte di potere che hanno nociuto assai alla religione"

L'intervento da lontano, dall'alto, come insegnato da Gesù, non è stata mai molto seguito, questo bisogna obiettivamente riconoscerlo e pochi lo fanno, gli va dato merito PP.

Anhe oggi e' cosi': ora abbiamo un papa che praticamente è solo politico, ogni telegiornale riporta i suoi commenti su ogni fatto politico, economico e sociale, senza nemmeno nominare Nostro signore anche in molti minuti di parole.
E per questo osannato dai nemici, che già non son capaci di alzare lo sguardo al Cielo e sono ben lieti di vedere che anche il papa sta con loro a guardare per terra.



Anonimo ha detto...


# Luigi Rmv

Prego. Ringrazio per gli apprezzamenti, molto gentile da parte sua.
Ringrazio anche Mic.
Sì, dobbiamo ritrovare il senso dell'identità nazionale italiana.
Altrimenti, come sperare di resistere, anche solo in parte, alle
forze terribili che ci stanno attaccando da tutti i lati? E come
ritrovarla quest'identità, se non riconciliando l'idea nazionale
italiana con il vero cattolicesimo? Anzi, il compito di ristabilire il
vero cattolicesimo può costituire il compito storico dell'Italia in questo secolo, nel
l'attuare il quale essa rifonderebbe la sua unità sui principi veramente cristiani.
Bisognerebbe ripensare l'idea di nazione e di popolo, di Stato, oggi semplicemente rigettate o impantanate, a mio avviso, negli ambigui discorsi sulla "nazionalità spontanea", a base "regionale", anteriore allo Stato, revival in chiave ideologica (ossia antiunitaria) dell'ideale di origine settecentesca del "piccolo Stato" quale forma di governo migliore a priori.
PP